martedì 05 Gennaio 2021 - h 14:08

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Intervista alle psicologhe del Settore Giovanile

L’area psicologica è un ramo fondamentale nella crescita dei ragazzi del Settore Giovanile, e in questo contesto troviamo Paola Tomasotti e Silvia Brotto come le protagoniste di questo prezioso lavoro. Silvia si occupa dell’Attività di Base, quindi dai più piccolini fino all’Under 14, mentre Paola delle squadre dall’Under 15 alla Primavera oltre a svolgere il ruolo di referente per l’area psicologica per formazioni esterne.
Il lavoro principale è l’osservazione degli allenatori e dei loro metodi di approccio alla squadra e al singolo, per poter dare dei feedback e correzioni per migliorare lo stile di allenamento. Questo si mette in atto per fare in modo che i tecnici possano allenare aspetti psicologici e relazionali dei ragazzi. Il lavoro, poi, si porta avanti dai più piccolini in avanti, ed è un progetto applicato dall’Under 8 alla Primavera per fare in modo che ci sia una continuità anche di metodo. L’obiettivo è molto ampio e profondo, e il lavoro ricade ovviamente anche sulla prestazione, perché si tratta di fornire ai ragazzi un percorso che li porti a maturare come atleti a 360 gradi, anche nella consapevolezza di sé stessi.

Paola con i più grandi e Silvia con i più piccoli: come viene diviso il lavoro e come cambiano gli approcci?

Paola: «Il lavoro che faccio è abbastanza ampio, perché lavoriamo sia su tutta la squadra con lavori diversi a seconda delle categorie e sia a livello individuale, soprattutto con i più grandi. A livello individuale posso intervenire quando ci sono ragazzi che sono fermi per molto tempo per infortunio, e lavorando in sinergia con l’area medica cerco di seguirli anche io in modo che possano recuperare anche dal punto di vista mentale. È molto importante gestire al meglio la situazione dal punto di vista psicologico per non abbattersi, e poi seguirli anche nel rientro in campo».
Silvia: «I ragazzi, essendo piccoli, hanno gli allenatori come figure di riferimento. In questo caso noi lavoriamo a supporto dei mister per far si che siano figure del tipo tecnici-educatori. Non devono essere solo allenatori dal punto di vista pratico sulle competenze calcistiche, ma anche su quello che riguarda le gestioni delle emozioni e lo sviluppo dell’autoconsapevolezza che porta a un pensiero critico. Tutte caratteristiche che se sviluppate una volta raggiunta un’età maggiore, diventano estremamente utili nell’attività di alto livello».

C’è un episodio particolare che ricordate con molta soddisfazione?

Paola: «Sicuramente vedere i ragazzi con cui ho lavorato esordire in prima squadra è una soddisfazione immensa. In più, notare come gli allenatori cambiano alcuni metodi sul campo è una cosa che dà tanta soddisfazione; si vede proprio che introducono elementi su cui abbiamo lavorato per aumentare la gestione mentale dei ragazzi, questa cosa mi ha sempre dato tanto piacere».
Silvia: «Con gli allenatori abbiamo lavorato molto sul come riuscire a mantenere l’attenzione dei ragazzi alta durante gli allenamenti online, soprattutto su quelli in cui ci si focalizzava sulla tecnica. Un mister in questo contesto ha chiesto ai ragazzi come si sarebbero comportati in una data situazione, chiedendo più specificamente cosa li avrebbe messi in difficoltà. Io ho trovato molto interessante questa domanda perché invitava tanto all’autoriflessione e alla consapevolezza di quelle che possono essere le difficoltà personali. La domanda gli è venuta pensando proprio agli incontri con noi psicologhe e dai percorsi fatti in precedenza: lo ritengo un ottimo risultato».

I ragazzi e gli allenatori sono aperti al confronto?

Paola: «Anno dopo anno c’è sempre più confidenza e meno diffidenza, sia con gli allenatori sia con i ragazzi. I giocatori è difficile che si facciano avanti, ma oggi vedo tanta apertura e disponibilità».
Silvia: «Sono stata piacevolmente sorpresa da tutto l’ambiente. I mister sono molto disponibili e costantemente mi chiedono suggerimenti, di osservarli, correggerli e un confronto continuo. Vedo che ci usano come una risorsa».

Con le società affiliate che tipo di lavoro portate avanti?

«Abbiamo fatto tantissimi incontri con loro. Offriamo un confronto aperto per dare strumenti pratici per mettere d’accordo genitori e allenatori. Si possono creare delle problematiche, e quindi cerchiamo di fare vedere ai genitori come possono dare una mano e questo viene apprezzato. Con i tecnici, invece, ci si confronta su cose legate al campo: loro ci portano esperienze pratiche e noi cerchiamo di dare a loro un punto di vista diverso, fornendo strumenti che possano inserire nel loro piano di allenamento e che riguardano l’aspetto della gestione relazionale e psicologica dei ragazzi per farli crescere».

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