STADIO DALL'ARA A A

> Dai campi primordiali al “Littoriale”


Sono lontanissimi i tempi in cui i giocatori del Bologna si davano appuntamento ai prati di Caprara per le attività della neonata squadra rossoblù: era il 1909. In seguito, subentrò il campo sportivo in località Cesoia, fuori porta San Vitale: qui, quanto meno, si poteva godere di porte stabili, che non andassero ricollocate di volta in volta. Il 30 novembre 1913 fu poi inaugurato lo Sterlino, un vero e proprio impianto con tanto di tribuna e recinzione; il campo però aveva un piccolo difetto: era leggermente in salita! Si arriva così ad una data molto significativa: è il 1927 quando Bologna si dota di uno stadio magnifico, il “Littoriale”.
Il nome non lascia dubbi sull’impronta politica della costruzione di questo impianto, promossa infatti da Leandro Arpinati, gerarca fascista podestà di Bologna e presidente della Figc. Uno dei sogni realizzati da Arpinati fu proprio l’edificazione di un grande stadio a Bologna: iniziato nel 1925 e inaugurato il 29 maggio 1927, il “Littoriale” fu il primo stadio italiano sorto per iniziativa pubblica. Si trattava di una vera svolta nella spettacolarità della gioco e della fruizione del calcio: fino agli anni ‘20 gli impianti sportivi, anche quelli monumentali, non si adattavano felicemente alla disputa delle gare né alla loro visione. Genova era una delle rare città dotate fin dal 1911 di un impianto costruito per il calcio, nel 1924 a Udine venne inaugurato lo stadio “Moretti”, nel 1926 avevano visto la luce il “Filadelfia” di Torino e il “San Siro” a Milano (utilizzato solo dal Milan): tutti impianti destinati solamente al calcio, come il “Testaccio” inaugurato a Roma nel 1929. Il “Littoriale” di Bologna no: era un impianto polisportivo, secondo l’indirizzo fascista, in cui il campo da calcio era circondato da una pista podistica a sei corsie e lo stadio stesso era attorniato da due piscine e quattro campi da tennis, configurandosi così come una vera e propria cittadella sportiva. Inoltre, costruito alla periferia della città, presentava uno stile architettonico lontano dall’eccessiva monumentalità dell’architettura fascista, seppure ispirato alla Roma imperiale. Allo stesso modo, anche gli stadi successivamente edificati (in quel tempo ne nascevano in quantità) furono ispirati dal modello polisportivo del “Littoriale”: così l’Arena “Garibaldi” a Pisa, il “Berta” di Firenze, la “Favorita” di Palermo, il “Littorio” a Trieste, il “Mussolini” a Torino, il “Cimbali” di Catania, il “Via Vesuvio” di Napoli ed il “Menti” di Vicenza, uno degli impianti più moderni dell’epoca. Tornando a Bologna, in occasione della posa della prima pietra del “Littoriale” giunse in città il Re Vittorio Emanuele III, mentre Mussolini si presentò il 31 ottobre 1926 su un cavallo bianco, lo stesso su cui venne immortalato nella statua a lui dedicata che campeggiò dal 1927 al 1943 nell’abside che sovrasta i distinti. I muri erano realizzati con il tipico mattone rosso bolognese e le finestre ad arco contribuivano a renderlo un apprezzabile edificio; un’ulteriore particolarità fu conferita, oltre che dal collegamento al portico più lungo del mondo (il portico di San Luca), dalla costruzione della torre di Maratona nel settore opposto alla tribuna. La capienza del “Littoriale” era da capogiro: 50.100 posti, quasi a voler spaventare le compagini avversarie che si trovassero a giocare contro il Bologna e i bolognesi. E in occasione della prima partita ufficiale disputata qui i posti si riempirono tutti: era il 29 maggio 1927 e ad assistere alla vittoria dell’Italia sulla Spagna per 2-0 (con un gol del capitano rossoblù Della Valle) furono addirittura 55.000 spettatori, record assoluto per gli anni ‘20. Fulvio Bernardini giocava allora nella squadra azzurra e ricorda come, alla vigilia della partita, Bologna fosse in pieno fermento e sembrasse la sede di una grande fiera nazionale: macchine con tutte le targhe, treni che scaricavano gente vociante proveniente da tutta Italia, alberghi, ristoranti e locali stracolmi. Un successo che avrebbe contribuito alla scelta di questo stadio come uno degli impianti in cui ospitare il Mondiale del 1934, vinto dalla Nazionale azzurra.

> Lo stadio cambia nome: prima “Comunale” poi “Dall’Ara”


Con la caduta del regime fascista, lo stadio bolognese cambiò nome: dal dopoguerra sarà il “Comunale”. Gradualmente la città si espande fino a comprendere la zona dello stadio, ben presto al centro di un’area residenziale affollata e trafficata.
Si fa quindi largo la proposta di costruire un nuovo stadio, molto più capiente, in una zona più periferica: a fine anni ’60 è gettonata la candidatura di Borgo Panigale, più volte indicato dal “Resto del Carlino” come la futura sede dello stadio rossoblù. Il progetto non andrà mai in porto, nonostante ad un certo punto, nel 1968, la costruzione di un impianto polisportivo comprendente anche un ippodromo ed un velodromo fosse data per certa dal principale organo di stampa cittadino. Non se ne fece nulla: il “Comunale” rimase al suo posto ed è tuttora la sede degli incontri casalinghi del Bologna. Tuttavia sono da segnalare altre due tappe significative della storia dello stadio bolognese. Innanzitutto, l’ultima e definitiva modifica del suo nome: nel 1983 fu deciso che sarebbe stato intitolato alla memoria di Renato Dall’Ara nel giorno del ventennale della sua scomparsa. Dall'Ara, mitico presidente del Bologna per 30 anni, dal 1934 al 1964, venne a mancare alla vigilia del vittorioso spareggio contro l’Inter che valse la conquista del settimo ed ultimo scudetto della storia rossoblù. Più recentemente, lo stadio bolognese è stato invece profondamente rinnovato a livello architettonico: in occasione dei Mondiali di Italia ’90, infatti, è avvenuto un ampliamento della capienza (fino a 38.279 posti a sedere), oltre ad essere state create nuove uscite di sicurezza ed una nuova tettoia per la tribuna coperta; un restyling che ha interessato anche l’impianto di illuminazione ed il tabellone elettronico. Il rivestimento esterno ha contribuito ad accostare ulteriormente l’antico e il moderno, rendendo lo stadio “Dall’Ara” un’opera architettonica apprezzata da tutti gli addetti ai lavori e gli spettatori. 

> Un perfetto campo da gioco e una nuova Tribuna Centrale


Il fiore all’occhiello dell’impianto bolognese è però il manto erboso. In un periodo in cui i campi di gioco sono al centro di mille polemiche per la loro scarsa praticabilità (zolle che si staccano dal terreno, a volte quasi sabbioso, allagamenti, congelamenti, scarsa quantità e qualità dell’erba), il “Dall’Ara” ha sempre risposto all’appello, ospitando nel migliore dei modi le partite in tabellone, anche nelle condizioni climatiche più ostili. Il segreto del “Dall’Ara” sta nel vespaio collocato ad un metro di profondità e costituito da sassi di fiume disposti in modo da formare piccoli canali attraverso i quali l’acqua defluisce agevolmente; si tratta di una tecnica di drenaggio antica ma sempre all’avanguardia. Il mix di erbe, poi, garantisce la compattezza del manto erboso, che può affondare le radici in almeno 40 cm di terreno attivo. Questi ed altri accorgimenti hanno fatto sì che in 70 anni non si sia mai resa necessaria una rizollatura del campo del “Dall’Ara”, se non in una percentuale davvero minima. La tenuta del terreno di gioco è nota a livello continentale: il “Dall’Ara” è un vero valore aggiunto della realtà rossoblù. Concluso l'ultimo campionato, sono stati presentati il progetto e il piano di lavori per la riqualificazione e ristrutturazione della Nuova Tribuna Centrale dello stadio. Questi lavori architettonici rappresentano l’inizio di una serie di progetti e interventi di sviluppo del prestigioso marchio Bologna F.C., fortemente voluti dalla società sportiva. La tribuna centrale ha tre nuovi settori di poltrone denominati Platino, Oro e Argento, oltre ai nuovissimi Salotti Panoramici, ed una nuova collocazione della tribuna stampa. Nel cuore della tribuna è nata inoltre la “Terrazza”, che il Dott. Gazzoni Frascara ha voluto intitolare a Fulvio Bernardini, lo storico allenatore della squadra che conquistò l’ultimo scudetto datato 1964, l’uomo che vive e vivrà sempre in tutti i cuori dei tifosi rossoblù. Terrazza Fulvio Bernardini è un’area di circa 900 mq, completamente di nuova realizzazione con pareti a vetrata, dove la presenza di un servizio catering di assoluto livello, salotti riservati, ampi bar, tecnologie audio e video all’avanguardia, sono alcuni degli elementi che garantiranno nei momenti di attesa, intervallo o dopo partita, un ambiente esclusivo e raffinato per vivere lo stadio in modo totalmente innovativo. Sono dieci i Salotti Panoramici posizionati in cima alla tribuna centrale: spazi riservati realizzati per una capienza di otto persone, climatizzati, supportati da monitor, dotati dei più moderni comfort e coordinati da personale di accoglienza privato. È l’area dedicata più specificatamente al segmento corporate: le aziende infatti possono fruire dei loro salotti personalizzati per ottimizzare la visibilità della propria immagine, invitando i clienti per azioni di promozione e pubbliche relazioni. Le opere di rinnovamento rendono la Tribuna Centrale Dall’Ara uno stadio da vivere nel massimo comfort a partire dalla riqualificazione delle sedute, sia a livello di poltrone realizzate con sistema riscaldamento, sia a livello di visibilità con monitor per il replay e la pubblicità, fino ai servizi hospitality di massimo livello.

> La curva intitolata a Giacomo Bulgarelli


Davanti ad un nutrito gruppo di tifosi, il 10 maggio 2009 la curva che da sempre ospita i sostenitori rossoblù è stata intitolata a Giacomo Bulgarelli, scomparso tre mesi prima. Quel giorno, il Presidente Francesca Menarini ha scoperto la targa dedicata al giocatore che nella storia ha raccolto più presenze di tutti con la maglia rossoblù (486): "Ci è sembrato giusto intitolare questa curva, il cuore pulsante del tifo, a Giacomo Bulgarelli, storico campione bolognese ed eterna bandiera rossoblù". Queste anche le parole riportate nella targa, collocata all'interno dell'ingresso dello stadio "Dall'Ara" su via Andrea Costa: "Curva Giacomo Bulgarelli, eterna bandiera rossoblù". Presenti alla cerimonia anche due giocatori del passato, entrambi compagni di squadra di Bulgarelli in quel Bologna che vinse lo scudetto nel 1963-64: Ezio Pascutti e Marino Perani.